Opere Rosa Mundi

humanity's condition
humanity's condition
SERIE THE BOX |HUMANITYS CONDITION | BINNEKANT AMSTERDAM 2018

Rosa Mundi costruisce uno spazio infinito dentro le opere in legno ed in ferro, denominate “SFERE ARMILLARI”, “TAMBURO” e “THE BOX”, sovrapponendo una sull’altra due lastre di vetro plastificato che raffigurano l’inizio e la fine del pensiero umano che si fa da verbo ad immagine, da racconto a ricordo, da sinfonia a memoria, da nota musicale a storia. Le immagini sono impresse dall’artista con pigmenti naturali e tempera a freddo, mescolata ad un materiale naturale, tratto dalle membrane delle meduse. All’interno di ogni opera, perfettamente autoportante, sono tracciati i
pensieri dell’artista nelle lingue, definite morte, di una umanità che ci ha preceduto, ossia in in aramaico, persiano, latino e greco antico. Il significato intrinseco dell’opera è contenuto nel concetto spaziale del verbo, nel tempo della sopravvivenza dell’opera e del detentore medesimo, oltre l’umana percezione del collezionista, chiamato ad esserne custode e principale interprete vivente. La fisicità del concetto spaziale, ossia l’immaterialità della percezione dell’infinito nelle opere di Rosa Mundi sono l’essenza del “non luogo”. Rosa Mundi con la sua produzione artistica mira a proseguire oltre i confini della visione materica dei tagli di Fontana generando infinite smagliature di luce, tra la trasparenza, l’immaginario e della sovrapposizione degli sguardi.

SERIE SFERE ARMILLARI

TREPIDAZIONI EQUINOZIALI

Cerchi in ferro quattrocenteschi delle antiche botti di vino, vetro plastificato, tempera naturale

SERIE SFERE ARMILLARI | HUMANITYS’ CONDITION | CASTELLO DI MORSASCO

Rosa Mundi costruisce una particolare sfera armillare, composta da tre cerchi di ferro ellittici, incastonati una dentro l’altra, anticamente anelli circolari delle antiche botti quattrocentesche custodite nella magica atmosfera delle antiche cantine di vino del Castello di Morsasco, in Piemonte sulla via francigena. Ognuna dei tre cerchi tratteggia una sfera con una propria immaginaria eclittica. La prima, partendo dal cuore dell’armillare, è divisa in sezioni corrispondenti ai dodici segni dello Zodiaco. La sfera armillare era destinata a mostrare sia la precessione sia la cosiddetta trepidazione degli equinozi, tanto in voga nel ‘400. L’originaria teoria dell’astronomo greco Ipparco, nel II secolo a.C., sul diverso tempo impiegato dal sole per giungere all’equinozio, di primavera in primavera, riconosceva un lento spostamento delle stelle, parallelamente all’eclittica, in senso contrario al moto diurno tale da dare origine allo spostamento dei punti equinoziali di primavera ed autunno. Questa teoria venne denominata la precessione degli equinozi. Nei secoli a
seguire ci pensarono gli scienziati arabi a cronometrare lo slittamento degli equinozi con un avanzamento più rapido da 1 a 66 anni, rispetto a quello di Ipparco ossia da 1 a 100 anni, sino a teorizzare un cambiamento nella velocità di precessione, come se questa fosse una funzione del tempo che doveva essere determinata sulla base delle osservazioni. Con la sua installazione Rosa Mundi indaga quindi il gioco del tempo nell’indagine astronomica che, come variante matematica, deve considerare l’alea della inevitabile successione dell’imprecisione del calcolo umano. Al tempo stesso anche il gioco delle forme, coniato e definito dal pensiero umano, si deve aggiungere l’ulteriore incognita dell’obliquità dell’eclittica, anch’essa variabile. L’artista crea un legame storico ed emozionale tra il presente, il passato ed il futuro, dove la memoria regna sovrana tra le fibre delle sue opere e lo sguardo dello spettatore. Lungo le pareti interne delle opere una scritta in tempera naturale fluorescente ci rivela il messaggio segreto dell’opera di cui il collezionista è chiamato ad essere principale guardiano e traghettatore.