“SOTTO SOPRA” mostra personale a cura di Giancamillo Custozza in occasione dei mondiali di sci a Villa Helvetia via castello 55 e Contemporary & art Galleria Croce Bianca 7 Cortina

Contemporary & Co
Galleria Croce Bianca 7 Cortina d’Ampezzo BL

VILLA HELVETIA Minigolf Helvetia
Via castello 55 Cortina d’Ampezzo BL

SOTTO SOPRA
mostra personale dell’artista ROSA MUNDI

a cura di
Gian Camillo Custoza
in memoria di Sebastiano Tusa e Aurelio Pes

Inaugurazione della mostra
Domenica 7 Febbraio 2021 ore 12:00
Minigolf Helvetia Via del Castello 55 Cortina d’Ampezzo BL
La mostra Sotto Sopra ospitata dal 28 Dicembre 2020 al 28 Dicembre 2021, presso la Galleria Contemporary & Co, in Galleria Croce Bianca 7, a Cortina d’Ampezzo BL, e presso il Minigolf Helvetia, in via del Castello 55, sempre a Cortina d’Ampezzo, offre al visitatore l’eccezionale possibilità di vedere riunite una serie di opere d’arte afferenti ai principali della poiesi dell’artista contemporanea Rosa Mundi.
La mostra Sotto Sopra è allestita in occasione dei Campionati del mondo di sci alpino 2021, previsti a Cortina d’Ampezzo, dal 7 al 21 febbraio 2021; due settimane di gare maschili e femminili, ed eventi, che coinvolgeranno, direttamente, in presenza, circa 6000 persone, tra addetti ai lavori, volontari, tecnici, preparatori atletici, ski man e dirigenti, oltre che, 600 atleti provenienti da 70 nazioni, pronti ad aggiudicarsi i 13 titoli mondiali in palio.
Nella mostra Sotto Sopra, due elementi, complementari, interagiscono tra loro: l’arte e lo sport. Essi richiamano ciascuno una serie di contenuti e valori. Un’attenzione particolare, certo, è stata rivolta al tema dell’ambiente: Cortina; la montagna; la neve. Parimenti, lo sport, i Campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021, è qui inteso come occasione di attenzione per i principi di sostenibilità; correttamente infatti, il Comitato organizzatore, formato da FISI Federazione Italiana degli Sport Invernali, Comune di Cortina d’Ampezzo, Provincia di Belluno, Regione Veneto, Coni e Presidenza del Consiglio dei Ministri, si è assunto l’impegno di minimizzare l’impatto ambientale, massimizzando il riutilizzo dei materiali.
La cultura rappresenta oggi, per ogni uomo e per ogni donna, un antidoto contro l’ignoranza; oggi l’arte può essere, non solo l’alternativa alla dis-graziata contemporaneità, ma anche la risposta più performante per vincere la triste quotidianità della pandemia. Cortina d’Ampezzo, e le sue montagne, riconosciute dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, sono la materializzazione stessa della più aggiornata coerente e corretta concezione di bene culturale, sono eccellenze che, al pari di poche altre nel mondo, possono essere lo strumento privilegiato per costruire una concreta prospettiva di bellezza e di salute, da trasmettere alle nuove generazioni.
L’obiettivo dichiarato è lasciare in eredità alle future generazioni un patrimonio culturale del quale l’arte ed il nostro territorio, prontamente riqualificato e valorizzato, siano parte essenziale; fondandosi sui concetti di innovazione, sostenibilità ambientale, ed amore per l’arte, l’entusiasmo, la gioia, e tutte quelle emozioni che uniscono artisti e committenti, atleti e tifosi, nella gioia di vivere una vita sana nel contesto dei vari paesaggi dell’arte e della natura, possono essere l’antidoto al triste presente della pandemia.
Al centro del discorso vi è la promozione di un’idea di cultura educativa dello sport, inteso come gioco, come veicolo di valori, impegno e lealtà innanzi tutto, nella prospettiva di una valorizzazione del territorio, nel rispetto della tradizione e dell’ambiente; ecco perché, in occasione dei Campionati del mondo di sci alpino Cortina 2021, la fondazione Donà dalle Rose, promotrice dell’evento Sotto Sopra, intende donare al comune di Cortina d’Ampezzo l’opera The Time of Game che l’artista Rosa Mundi, realizzerà a Cortina d’Ampezzo tra il 7 ed il 21 febbraio 2021.
Nella speranza che il progetto incontri la sua approvazione ed in attesa di un suo cortese riscontro porgo distinti saluti,
Arch. Ph. D Gian Camillo Custoza.

Il Teatro del mondo di Rosa Mundi
Rosa Mundi è lo pseudonimo dietro al quale si cela l’anima eletta di un artista colta e raffinata indagatrice instancabile, sia del reale, del fenomenico, che dell’immaginifico, meglio, del metafisico. Le opere d’arte esito felice della poiesi di Rosa Mundi sono chasteliane favole, forme, e figure, dell’arte, attinenti al darsi sapiente di un artista poliedrica, segnatamente caratterizzata da una progettualità multiforme, mista di ricerca antropologica e storica; qui, pittura, scultura, fotografia, cinematografia, video, installazioni, e performance, si alternano, in un caleidoscopio di eventi che informano il variegato e proteiforme catalogo dell’artista.
Quello di Rosa Mundi, è un momento creativo dello spirito qualificato da una filosofia dell’arte che si definisce, non già, sostanzialmente, nella mera identificazione con la disciplina estetica, ma viceversa, si precisa, differenziandosi da questa, nei termini già introdotti da Theodor W. Adorno. Non i criteri del bello, indagati attraverso una teoria del giudizio, o del sentimento di piacere, ma un preciso significato metafisico, informa la filosofia dell’arte di Rosa Mundi; è questo il senso più profondo di un pensiero che si da a partire da un’interpretazione, direi eminentemente romantica, prelevata dalla frequentazione assidua degli scritti di Schleiermacher, dei fratelli Schlegel, di Schelling, di Heghel, ed anche, per taluni aspetti, della filosofia dell’arte di Giovanni Gentile.
Come detto, la ricerca artistica di Rosa Mundi è indirizzata sia in senso antropologico che storico; tale indagine è consapevole della necessità di affrancarsi dal relativismo culturale antropologico, cioè da quella modalità di confronto con la variabilità e la molteplicità di costumi, culture, lingue, e società, che caratterizza l’atteggiamento relativistico dinanzi alle molteplicità sopra elencate, rendendolo incline a riconoscerne le ragioni, ad affermarne, non solo l’esistenza, ma anche l’incidenza, e la significatività.
Rosa Mundi lascia traccia del suo sapere; l’artista rigenera le antiche lingue fondamento della cultura occidentale, il greco, il latino, l’aramaico; le colloca al centro della propria poiesi, assegna a queste, nella diacronia del tempo lineare, una valenza formativa universale, contemporaneamente però, le proietta anche in una dimensione extra temporale, che cela al suo interno un’idea, un concetto spaziale, materico e linguistico, immago di un tempo non lineare, direi anzi circolare, il tempo di Dio.
Il greco antico, il latino, l’aramaico, sono qui strumenti operativi, esito di una ricerca linguistica che affonda le proprie radici nella genesi della cultura occidentale; rappresentano il mezzo del darsi di una visione estetica ed estetizzante dell’arte, relativa al suo essere immanente elemento essenziale, condizione di esistenza, della civiltà; una presenza salvifica questa, assolutamente necessaria nel dis-graziato mondo contemporaneo. L’arte salverà il mondo! Afferma il principe Myškin nell’idiota di Dostoevskij, ma ciò potrà accadere solo se il mondo si ricorderà dell’arte, se artisti come Rosa Mundi continueranno ad alimentare la loro poiesi, se noi tutti seguiteremo a coltivare il bello. Ciò che davvero conta nell’arte di Rosa Mundi, è la capacità di riflessione dell’artista, è la prerogativa di introspezione di Rosa Mundi, è la sua ri-elaborazione del portato artistico ed umano, è il suo personale sguardo sul mondo. La figurazione, l’archetipo, del teatro del mondo di Rosa Mundi, è la sfera armillare, simbolo ed attributo, nell’iconografia rinascimentale, di saggezza e conoscenza. La sfera armillare, anche nota come astrolabio sferico, è un modello della sfera celeste inventato da Eratostene nel 255 a C., adottato da Tolomeo, perfezionato dall’abate Gerberto di Aurillac, a Bobbio, alla fine del X secolo; è uno scheletro formato da anelli metallici graduati che collegano i poli e rappresentano l’equatore, l’eclittica, i meridiani ed i paralleli; ciascuna di queste armille rappresenta uno dei circoli della sfera celeste, al centro di essa è posta una sfera che raffigura la terra, o in seguito il sole; la sfera armillare è usata per mostrare le meccaniche celesti delle stelle e dei pianeti in movimento attorno alla Terra.
Rosa Mundi, nel corso della sua attività artistica ha sperimentato diverse forme d’arte, da quella plastica, a quella pittorica, fotografica, performativa, cinematografica, in un percorso di ascesi continua, sempre indirizzato alla conoscenza di sé, e del mondo. In tale contesto l’arte è stata una lente attraverso la quale approcciare, indagare, interpretare, e descrivere, il mondo; è stata un cono ottico, un preciso angolo, una peculiare angolazione del campo visivo, caratterizzata da specifica ampiezza di gradi, da una visuale limitata, certo, ma aperta verso l’infinito; uno spazio rappresentato dall’intersezione di due semirette originate in un medesimo punto del piano. La prospettiva, intesa come insieme di proiezioni e di procedimenti di carattere geometrico matematico, che consentono di costruire l’immagine di una figura dello spazio su un piano, proiettando la stessa da un centro di proiezione posto a distanza finita, a seconda dei casi, una proiezione centrale, o conica, o ancora, una prospettiva centrale, configurata come diretta applicazione di uno dei metodi di rappresentazione appartenenti al corpo della geometria descrittiva, per la quale, certo, vale il requisito della sostituibilità fra la figura obiettiva e la sua proiezione, informa il campo di esistenza dell’arte più interessante di Rosa Mundi.
In tale contesto la prospettiva è elemento fondamentale! Data una figura nello spazio deve sempre essere possibile determinarne l’immagine su di un piano, come, viceversa, data l’immagine, si deve poter risalire alla configurazione della figura nello spazio; intorno a tale concetto Rosa Mundi costruisce le sue sfere armillari.
La prospettiva è nell’arte di Rosa Mundi panofskyanamente intesa come forma simbolica; ecco irrompere nella poiesi dell’artista le forme simboliche di Ernst Cassirer. La prospettiva non è qui un semplice elemento esterno o tecnico dell’opera d’arte, ma è piuttosto un momento stilistico, anzi è una di quelle forme simboliche attraverso le quali un particolare contenuto spirituale, viene connesso ad un concreto segno visibile, ed intimamente identificato con questo. In tema di prospettiva, la lista vertiginosa delle fonti di Rosa Mundi, spazia con straordinaria ricchezza di spunti ed idee, si va dall’antichità classica, improntata dalla coeva concezione generale dello spazio, alla prospettiva brunelleschiana del Rinascimento, a quella della Maniera e barocca, ed ancora alla sua avventura nell’arte moderna, ove essa, per altro, rivela il suo carattere, sia di consolidamento e sistematizzazione del mondo esterno, sia di ampliamento della sfera dell’io. Una concezione prospettica dello spazio per altro talvolta contrastata per opposte ragioni: se infatti Platone già la condannava, ai suoi cauti inizi, perché deformava le vere misure delle cose, l’espressionismo invece evitava la prospettiva perché essa confermava e garantiva quel residuo di obiettività che persino l’impressionismo aveva dovuto sottrarre alla volontà figurativa individuale, cioè lo spazio tridimensionale della realtà in quanto tale.
Ad appassionare Rosa Mundi è però anche la capacità dell’arte di ri-generarsi, di ri-modellarsi e vivificare, ciò avviene entro il darsi di un’idea di ciclicità della natura direttamente prelevata dalla traditio della mitologia classica, greca e romana. È qui convocato, direttamente, il mito della dea greca Persefone, anche detta Kore, Proserpina per i Latini, figlia di Cerere, rapita da Plutone mentre raccoglieva fiori sulle rive del lago Pergusa, presso Enna, in Sicilia, in seguito a ciò divenuta sua sposa, e regina degli Inferi. È la narrazione del ratto di Proserpina, si pensi all’Epitome Oraculorum di Proclo, noto attraverso Marafiotus, e Strabone: sconvolta per il rapimento della figlia, la dea Cerere invoca l’aiuto di Giove ed ottiene la liberazione di Proserpina, la quale può ritornare sulla terra a patto che trascorra sei mesi all’anno negli inferi. Cerere fa calare il freddo ed il gelo durante i mesi di assenza della figlia, e fa risvegliare la natura in quelli qualificati dal ritorno di Proserpina sulla terra.
Il collezionista è chiamato ad essere il custode dell’opera d’arte e del complesso dei suoi significati, nella consapevolezza che questa trascende la singola esistenza, sia dell’artista che del committente. Il legame indissolubile tra artista e collezionista è infatti funzione dell’interazione virtuosa tra la creatività, la creazione artistica, il trascorrere del tempo, il gusto del bello, ed il collezionismo. L’arte salverà il mondo, si diceva, staremo a vedere! Vedremo se la profezia del principe Myškin avrà compimento.

Virtual Mapping Amid Animals Morph empathic Physiognomy

Virtual Mapping Amid Animals Morph empathic Physiognomy

Original Location – In the middle Mediterranean  apple’s eye, Rosa Mundi,  installazione/multimedia art                                            

Starting from the creation of the darkroom in the book Magia naturalis of Giovan Battista Della Porta in 1586 (Neapolitan humanist, author of Humana Physiognomonia where you traced the man’s moral and psychological portraits from his physical appearance overall) Rosa Mundi shall develop and pursue a work that explores the aesthetic empathy/spiritual phenomenological material///animal. A journey and a search on empathy from animal eye built on the same principle of the darkroom where the objective lens is the lens, light the entrance wound to the apple of eye, beyond which lies the dark Chamber of the eye (retinal images are projected on the bottom through a process of the brain). Communication between two darkrooms best describes the ability of empathy, regarded as intuition, allowing access to the areas of consciousness and sensory.

Through an unknown number of large photos of eyes of living beings (animals, men) printed on silk starched (tugs and framed in a darkroom and cut instead of the apple of eye) the audience will discover a second layer behind transparent linen (darkroom) on which will be projected to the negative from the video projector images of Virtual life with a short video of 9 seconds. The rushing virtual life will sense the rhythm of time of empathy, an immediate perception also called intuition

Two Casual observers will depart from opposite sides on their journey between animal crossing be empathetic. The observer will take 4 seconds to write 1 + 4 (primitive senses) words on touchscreen on each empathic experience lived. Will barefoot and on the floor there will be different materials sand water, mud, talcum powder, wind, heat. In the end, the last two pupils there will also be the headphones, and you will see each other through the 5 words multiplied for pupils views, with the words of another contemporary observer occasional cross. If there is coincidence between the words of two individuals, a sound that matches the flapping of wings, transformed into production in Infrasound with corresponding projecting a strong scent of rose essence.

The graphomaniac

Screenplay and Choreography | Rosa Mundi

La graphomane

ἰδὲ γὰρ ἀνθρώπους οἷον ἐν καταγείῳ οἰκήσει σπηλαιώδει, ἀναπεπταμένην πρὸς τὸ φῶς τὴν εἴσοδον ἐχούσῃ μακρὰν παρὰ πᾶν τὸ σπήλαιον, ἐν ταύτῃ ἐκ παίδων ὄντας ἐν δεσμοῖς καὶ τὰ σκέλη καὶ τοὺς αὐχένας, ὥστε μένειν τε αὐτοὺς εἴς τε τὸ πρόσθεν μόνον ὁρᾶν, κύκλῳ δὲ τὰς κεφαλὰς ὑπὸ τοῦ δεσμοῦ ἀδυνάτους περιάγειν, φῶς δὲ αὐτοῖς πυρὸς ἄνωθεν καὶ πόρρωθεν καόμενον ὄπισθεν αὐτῶν, μεταξὺ δὲ τοῦ πυρὸς καὶ τῶν δεσμωτῶν ἐπάνω ὁδόν, παρ᾽ ἣν ἰδὲ τειχίον παρῳκοδομημένον, ὥσπερ τοῖς θαυματοποιοῖς πρὸ τῶν ἀνθρώπων πρόκειται τὰ παραφράγματα, ὑπὲρ ὧν τὰ θαύματα δεικνύασιν (La Repubblica di Platone VII 514 a – b)

Biennale del Sale | Pietralia Soprana – Sicily 2017

Screenplay and Choreography | Rosa Mundi

The performance tells of four prisoners tied one by one, so that they cannot turn around, sitting on the ground at the bottom of a cave. Outside the cave there is the world that moves and rumors. Music composed by Mario Bajardi in the background. The echo and rumble of the world enters the cave, modifying its human perception. Behind them, behind the cave wall, there is an intense fire, a real and imaginary projection of the prisoners generated by their shadows united to the real world. One of the prisoners incessantly writes letters in a notebook and gradually crunches them up and throws them on the ground.The texts of the letters are in French and are taken from the novel by the Belgian psychotherapist Sophie Buyse, published in 1995 by L’Ether Vague Patrice Thierry.The well-known psychotherapist wrote the numerous letters that make up her novel on the occasion of a scientific internship that led in 1990 within the walls of the historic psychiatric institute of the island of San Clemente in Venice, now transformed into a luxury hotel.

The four prisoners embody the genres of being attributable to Plato’s work, in binomial, that is, to the sensible and the intelligible.

Shadows are the reflection of our imagination, our fears, our nightmares and fears.The installation of Rosa Mundi represents life and its becoming in cyclic ritual infinite real birth and death and vice versa.The wall and the projections on it represent the frontier between the unreal imaginary nourished by the human mind, the barrier and the prison of our soul.Letters, unilateral correspondence correspond to the passage and metamorphosis of immaterial ideas into written material words.Salt and fire represent the passage, the liberating act that allows the prisoner, freed and released from the group, to pass from sensitive to intelligible knowledge. The rite of salt and fire sanction the liberating act of our thought which gets rid of fears and negativity and looks at the truth without any fear.Overcoming the fear of the glow of the light and his blinding the gaze of the man imprisoned and used to living exclusively in his imagination, one of the prisoners defeats his fear, gets rid of the chains, gets up, takes the crumpled letters on the ground of the Graphomane and throws them on the fire with salt.The released prisoner approaches the projection of the fire and takes the salt darkened by the flames with the scorched paper and throws it on the installation of Rosa Mundi that lights up, revealing the strength of true knowledge, the good and the beauty of the ideas free from the median ones of pure imagination, based essentially on the senses and not on knowledge.

Mario Bajardi’s music composed with Rosa Mundi for the performance “La Graphomane” is a succession of sounds of the imaginary thoughts of the prisoners, the swiping of the pen on the writing paper, the flames of the reflected fire, the sound of salt on the brazier, the sound shaman of true knowledge interpreted by Iris Pattyn, some words taken from Plato’s Republic and from the psychological novel by Sophie Buyse La Graphomane.

THE BED OF GOD | LETTO DI DIO

THE BED OF GOD 
by Rosa Mundi
16 meters x 160 cm of pure linen linen gauze, charcoal, golden threads
Glass, rope and iron installation

Location Cappella del Castello di Morsasco | Alessandria Piemonte Italy

The Bed of God ends the time of the seven days of the creation of the world, according to the sacred scriptures of the three Abrahamic religions: Jewish, Christian and Muslim.
The genesis is rhythmed in the work by the creation of 6 canvases, to form a suspended bed, which represent the first six days of creation culminating, on the seventh day, with the deserved rest of God.
On the linen gauze Rosa Mundi outlines with the charcoal and the ink, day after day, the time of creation: the light that is born from the darkness, the lands emerged, the sky, the sea and the earth that are formed, the monsters of sky and sea, the plants and the trees, the heavenly vault, the creation of man and finally the rest of God represented with a glass sphere and mirrors that reflect everything and immanent look and live in all.
The Bed of God is also an ecumenical vision of great dialogue between the three main Abrahamic religions in the succession and birth of one from the rib of the other, highlighting their points of encounter, dwelling on their genesis.

Gang City | Lupara with talcum powder

LUPARA WITH TALCUM POWDER by Rosa Mundi | ARTE E ARCHITETTURA BIENNALE DI VENEZIA 2016 |GANG CITY –  Spazio Thesis | Project from University Politecnico di Torino 

GANG CITY (1) by Rosa Mundi for Politecnico di Torino 2016

GANG CITY (1) photos

Three photos set in three degraded neighborhoods of Palermo – the ZEN, the Conca d’Oro and Sferracavallo – become the scenery of an improbale cribliving of our century. The birth of Jesus ideally represents the birth of a child rejected by society, whose parents are forced to give it to light in a stable, a timeless symbol of the greatest poverty in all places and in all ages.
A child and a child interpret St. Joseph and Our Lady, the very young parents who do not receive any support from the world, from town, from the state and are forced to raise their children in a makeshift place – the crib of the crib – set at the foot of the center commercial, in the stairway of the ZEN that is the drooping popular houses of Palermo, and the cemetery of the sailors in the peninsula of Sferracavallo.
The “lupara borotalcata”, represents the union between the broken purity, visible in the gaze of the “baby godfather” wrapped in the blue mantle that
he stares at the lens defiantly. The lupara, the weapon becomes a game, a toy in the hands of a hand unaware of its being. There perception of life and the value of life will gradually become rare in the white of the talcum powder in which the lupara drowns.
The mids and interactive games breed the boys to belong to the Gang of good and evil where the strongest wins, where life has the value of a click to the computer, a click on the web.

The “gang” phenomenon has taken on the aspect of an armed conflict between small rival armies. Entire areas of small and large metropolis presented confederations of territories definable as free, ie without the state or pre-established authority, control of the public police. Each place is dominated and “protected” by a gang.
If once the sphere of influence of the gang was only the block, the district, the neighborhood, now, with the dizzying increase of the proceeds of activity illicit drugs, prostitution to receiving stolen goods. The gang has become a corporation whose tentacles extend over very large areas even places that are not “free”. Both its internal structure and its brutal efficiency have grown in parallel.
Every gang has a name, a uniform and a symbolic gesture of recognition, a sort of trademark copyright. They are the hard of the village in the neighborhood those that no one can challenge and look straight into the eyes of his interlocutor sure to be law because the law of the street makes them day to day. The “tough guys” who spend all their time patrolling their territory and challenging their rivals. The chronicles are filled with them
legendary of the poor neighborhoods. For them the gang is not a mafia organization for profit purposes, it’s the purpose of their lives.
The average age of the Gang is always lower, the new recruits are kids between the ages of thirteen and fifteen.

The gang does not need to recruit i children by force, it is a voluntary and natural adhesion movement because they are endocrine, they are volunteers, willing to have their purpose for which to live and die. Numerous classical institutions, such as the family, the school, the church, have become rarefied, the Gang becomes a place of belonging with the awareness and awareness on the part of the child and adolescent of his being a field that is otherwise free.
The typical profile is that of a boy raised by a single parent, often alcoholic, unemployed or drug addict. One of the factors that the gang proliferation is not what gang members are on the rise as well as what parents are on the rise these and therefore the children without parents.

LA LUPARA AL BOROTALCO di Rosa Mundi
Tre foto ambientate in tre quartieri degradati di Palermo – lo ZEN, la Conca d’Oro e Sferracavallo – diventano lo scenario di un improbabile presepe
vivente del nostro secolo. La nascita di Jesus rappresenta idealmente la nascita di un bambino rifiutato dalla società, i cui genitori sono costretti a
darlo alla luce dentro una stalla, simbolo senza tempo della la povertà massima in tutti i luoghi e in tutti i secoli.
Un bambino ed una bambina interpretano San Giuseppe e la Madonna, dei giovanissimi genitori che non ricevono alcun sostegno dal mondo, dalla
cittadina, dallo Stato e sono costretti a crescere i loro figli in un luogo di fortuna – la capanna del presepe – ambientata ai piedi del centro
commerciale, nella scalinata dello ZEN ossia le case popolari cadenti di Palermo, ed il cimitero dei marinai nella penisola di Sferracavallo .
La “lupara borotalcata”, rappresenta il connubio tra la purezza infranta, visibile nello sguardo del “baby padrino” avvolto nel manto blu che
guarda fisso l’obiettivo con aria di sfida. La lupara, l’arma diventa un gioco, un giocattolo in mano ad una mano inconsapevole della suo essere. La
percezione della vita e del valore della vita si rarefà via via nel bianco del borotalco in cui la lupara affoga.
I medi i giochi interattivi allevano i ragazzi all’appartenenza a Gang del bene e del male ove vince il più forte, ove la vita ha il valore di un click al
computer, un click sul web.

Il fenomeno delle “gang” ha assunto l’aspetto di un conflitto armato fra piccoli eserciti rivali. Intere zone delle piccole e grandi metropoli presentato confederazioni di territori definibili come liberi, ossia sprovvisti dello Stato o dell’autorità precostituita, il controllo della polizia pubblica. Ciascun luogo è dominato e “protetto” da una gang.
Se una volta la sfera di influenza della gang era soltanto l’isolato, il quartiere, il rione, adesso, con l’aumentare vertiginoso dei proventi di attività illecite dalla droga, alla prostituzione alle ricettazione. La gang è diventata una corporazione i cui tentacoli si estendono su zone molto estese ed anche i luoghi non “Liberi”. Tanto la sua struttura interna quanto la sua brutale efficienza sono cresciute in parallelo.
Ogni gang ha un nome, una divisa e un gesto simbolico di riconoscimento una sorta di copyright di marchio. Sono i duri del villaggio del quartiere
quelli che nessuno può sfidare e guardano dritto negli occhi il suo interlocutore sicuri di essere legge perché la legge della strada la fanno loro
giorno per giorno. I “duri” che passano tutto il tempo a pattugliare il proprio territorio e a sfidare i rivali. E’ di loro che si riempiono le cronache
leggendarie dei quartieri poveri. Per loro la gang non e’ un’organizzazione mafiosa a scopo di profitto, e’ lo scopo della loro vita.
L’età media della Gang è sempre più bassa, le nuove reclute sono ragazzini fra i tredici e i quindici anni. La gang non hanno bisogno di reclutare i
bambini con la forza, è un movimento di adesione volontario e naturale perché endocrino, sono loro a offrirsi volontari, desiderosi di avere anche
loro uno scopo per cui vivere e morire.
Numerose istituzioni classiche, come la famiglia, la scuola, la chiesa si sono via via rarefatte la Gang diventa luogo di appartenenza con la non
consapevolezza e coscienza da parte del bambino e adolescente del suo essere un campo contrariamente libero.
Il profilo tipico e’ quello di un ragazzo allevato da un solo genitore, spesso alcoolizzato, disoccupato o tossicodipendente. Uno dei fattori che favoreggiano il proliferare della gang non e’ quello che sono in aumento i membri delle gang quanto quello che sono in aumento genitori come
questi e pertanto i figli senza genitori.

Foresta Abramitica by Rosa Mundi

Sicilian Contemporary Museum Art | Belmonte Riso Palace | Vittorio Emanuele Street – Square Bologni | Palermo (Sicily)

  

 

600 cm x 200 cm | Flexible pressed glass | Acrylic Painting and Tempera | Wood | Chalk Plexiglass |vetro pressato flessibile | Pittura Acrilica e Tempera | Legno | Gesso |Pennarello

The artist Rosa Mundi, with the work entitled The Abramitic Forest, introduces us in a secular journey, back in history, between the folds of the sacred scriptures, creating an imaginary space between past and present, between the daily dimension of our life and time of a humanity, traveling the sacred scriptures in the forest of cosmic knowledge, finding traces in the first steps of Abraham up to the present day.

Every conceptual barrier or geographical border – harbinger of the most atrocious forms of misunderstanding, prejudice and religious fanaticism – are dissolved in the transparency of this work placed, for the first time, in an urban space of the historic center of Palermo, in the contemporary art of the Sicily Region, Museo Belmonte Riso.

The choice of the adjective to be postponed to the only noun in the title of the work, that is the word Abramitica wants, in a single stroke, like a plow that goes to the root of the wheat stems, to bring everything back to the undisputed father of the three Abrahamic religions, the forefather of the Jewish, Christian and Islamic creed.

The theme of Genesis is represented by the three communities in the same way in the words of the Old Testament, to the reference to Abraham in the first steps of the Gospel up to the suras of the Koran. Rosa Mundi engraves, on the trunks of the Abramitic Forest, in the ideal bark of the centuries, the words of the Genesis of the three sacred texts in the Hebrew, Greek, Latin and Arabic languages.

The Abramitica Forest is a site-specific work to music a part of the historic Palazzo Belmonte Riso – severely damaged by the bombings of the Second World War – and that before the installation was apostrophized as a mere local staircase, today renamed Sala della Scala Ovale or Sala Rosa Mundi.

The positioning of this work was thus an opportunity for the artist to build – between exhibition space and work – a silent and progressive irreversible dialogue, leading the gaze to the glass ceiling, which in turn is heated by daily transparencies of light.

The work, motionless on the ground floor, can be followed by entering into it like a spiral, reading and deciphering the words engraved on the transparent scroll. The spectator is thus introduced towards the most rigid, but still plastic marble staircase, letting glimpse of the curves in wrought iron of the balustrade, in a sort of dance in which the public can participate and be part of it, becoming an actor, step by step.

Rosa Mundi has defined the genesis of this work as an unmissable appointment of her existence and of her laboratory research, both as a human condition and as a plant of this universe. The word Forest recalls a state of mind that sees and can not see the horizon, beyond the rustling of the branches and leaves of the trees, can only imagine it. The forest is also an intuition of the best road to take to reach the true destination of one’s journey.

The Abramitic forest as Rosa Mundi’s bed of God, are humanoid environments of dilated temporal spatial concepts, without limits and where the apparent limit is the occasion of artistic conceptual infinity.

L’artista Rosa Mundi, con l’opera dal titolo La Foresta Abramitica, ci introduce in un viaggio secolare, a ritroso nella storia, tra le pieghe delle scritture sacre, creando uno spazio immaginario tra passato e presente, tra la dimensione quotidiana della nostra vita e il tempo di un’umanità, percorrendo le sacre scritture nella foresta del sapere cosmico, ritrovandone traccia nei primi passi di Abramo sino ai giorni nostri.

Ogni barriera concettuale o frontiera geografica – foriera delle più atroci forme di incomprensione, di pregiudizio e di fanatismo religioso – vengono dissolte nella trasparenza di questa opera collocata, per la prima volta, in uno spazio urbano del centro storico di Palermo, presso il museo d’arte contemporanea della Regione Sicilia, Museo Belmonte Riso.

La scelta dell’aggettivo da posporre all’unico sostantivo nel titolo dell’opera, ossia la parola Abramitica vuole, in un colpo solo, come un aratro che va alla radice dei fusti di grano, ricondurre tutto al padre indiscusso delle tre religioni abramitiche, il capostipite del credo ebraico, cristiano ed islamico.

Il tema della Genesi è rappresentato dalle tre comunità allo stesso modo nelle parole del Vecchio Testamento, al riferimento ad Abramo nei primi passi del Vangelo sino alle sure del Corano. Rosa Mundi incide, sui tronchi della Foresta Abramitica, nell’ideale corteccia dei secoli, le parole della Genesi dei tre testi sacri nelle lingue ebraico, greco, latino e arabo.

La Foresta Abramitica è un’opera site specific per musicare una parte dello storico Palazzo Belmonte Riso – gravemente leso dai bombardamenti della seconda guerra mondiale – e che prima dell’istallazione veniva apostrofata come mero locale scale, oggi ribattezzato infatti Sala della Scala Ovale o Sala Rosa Mundi.

Il posizionamento di questa opera è stata così occasione per l’artista per costruire – tra spazio espositivo ed opera – un dialogo silenzioso e progressivo irreversibile, conducendo lo sguardo al soffitto di vetri, a sua volta riscaldato da giornaliere trasparenze di luce.

L’opera, immobile al piano terra, si può percorrere entrandoci dentro come in una spirale, leggendo e decifrando le parole incise sul rotolo trasparente. Lo spettatore viene così introdotto verso la più rigida, ma pur sempre plastica scala di marmo, lasciando intravedere tra le sue trasparenze le curve in ferro battuto della balaustra, in una sorta di danza nella quale il pubblico può partecipare e farne parte, diventando attore, gradino dopo gradino.

Rosa Mundi ha definito la genesi di questa opera come un appuntamento imperdibile della sua esistenza e della sua ricerca laboratoriale, sia come umana condizione che come pianta di questo universo. La parola Foresta ricorda uno stato d’animo che vede e non può vedere l’orizzonte, oltre il frusciare dei rami e delle foglie degli alberi, può solo immaginarlo. La foresta è anche intuizione della migliore strada da prendere per raggiungere la vera meta del proprio cammino.

La foresta Abramitica come il letto di Dio di Rosa Mundi, sono ambientazioni umanoidi di concetti spaziali temporali dilatati, senza limiti ed ove il limite apparente è occasione di infinito concettuale artistico.

The passengers by Rosa Mundi Installation in San Giuseppe dei Teatini Church | 4 canti Palerme

HUMANITY’S TIME LIFE by Rosa Mundi

THE PASSENGERS | THE DOOR  | THE JUMP concept visual art /photos and video istallation by Rosa Mundi

MUSIC BJM Mario Bajardi

 

You thanks the Regina Zenobia that it dared to rebel to the Empire Romano, to Cleopatra, to Didone and Semiramide, St. Simeone Stilita the Old one and to the Archaeologist Khaled Asaad.

You thanks the humanity of Palmyra She Marries some desert, to the waters of the river Euphrates, the long Palms that encircled his/her course, the humanity of the Krak des Chevaliers, Qalʿat Ṣalāḥ al-Dīn , the ruins of the Fortress of Simeone Qal.at Sim.an, to the humanity of the temple of Baalshamin, to the humanity of the temple of Baal.

Palmyra, the city of palms, was the name of an ancient city of Syria, destroyed by the Arabs in the 6th century. It was an important caravan center on the Euphrates River, in the Syrian desert, where welfare and wealth were at everyone’s reach. The kingdom of Palmyra dates back to 267 BC. It was a place of tolerance, a crossroad of religions that lived together freely. Bet – Zabbai, the Aramaic name of Zenobia, means Zabbai’s daughter. In the Historia Augusta, she was represented as a chaste, charismatic, attentive and generous Queen who did not hesitate to take part in battles with his soldiers, either on horseback or on a chariot. Zenobia was very educated, she spoke Aramaic, Egyptian, Greek and Latin and nourished her court of intellectuals and philosophers. She wanted autonomy from the Roman Empire and wanted to gather under her kingdom Asia Minor and Egypt. She succeeded in stealing Arabia from the Romans with the help of the Parties. But in 272 a.c. she had to surrender to Rome Caput Mundi.

Today the city of Palmira, Syria, is the symbol of a conflict that has lasted since March of 2011, gives of an apparent revolt against the President Bashar Assad, actually to that moment praised representative of a sure and secular State, a sort of safety pad of the doors of the heat middle East.

A camouflaged civil war, disclosed then him in the scientific fury Jihadista and in the destroying violence of the men than to the Al Qaeda, that today reveals him and it is delineated without more border than doubt, a war on the field among two different aces: the monarchies of the Gulf, Turkey and the same United States to which the intervention of Iran and the militias is contrasted Lebanese sciite of Hezbollah beside Assad. The war doesn’t save anybody, it strikes above all the civilians daily causing slaughters and the massacres.

The media and the international politics seemed definite to dismiss the President Assad when September 30 th 2015 Russia has intervened supporting the troops of Damask. The scenery is complicated.

Today in Syria a war is fought for proxy where the principal involved powers. regional and world – the people use – the humanity of Palmira of the XXI symbol – as of the pedines, unintentional fighters.The victims’ number, according to the  sirian observatory , is in continuous increase: 312.000 corpses 149.000 civilians 16.000 children and thousand of fugitive. Numbers destined to increase every day that passes.

The fugitive ones of passage, the humanity in transit – The Passengers – they are stolen of their daily life, unaware keepers of the testimonies of a glorious past, people is used as shield of archaeological sites that make to shiver the international community, are forced to escape and to cross the Door. The Door – to abandon everything, to slip in the dark of an unknown future and to jump in the void. The Jump – of the Mare Internum Nostrum

Si ringrazia la Regina Zenobia che osò ribellarsi all’Impero Romano, a Cleopatra, a Didone e a Semiramide, San Simeone Stilita il Vecchio e all’ Archeologo Khaled Asaad.

Si ringrazia l’Umanità di Palmira La Sposa del deserto, alle acque del fiume Eufrate, le lunghe Palme che cingevano il suo corso, l’Umanità del Krak des Chevaliers, Qalʿat Ṣalāḥ al-Dīn, i ruderi della Rocca di Simeone Qalʿat Simʿan, all’Umanità del tempio di Baalshamin, all’Umanità del tempio di Baal.

Palmira la città delle palme dell’antica Siria, distrutta dagli arabi nel VI secolo, era un importante centro carovaniero sul fiume Eufrate, nel deserto siriano, dove benessere e ricchezza erano a portata di tutti. Il regno di Palmira risale al 267 a.c.. Era un luogo di tolleranza, un crocevia di religioni che convivevano tra loro liberamente. Bet – Zabbai, il nome in aramaico di Zenobia, significa figlia di Zabbai. Nella Historia Augusta veniva rappresentata come un Regina casta, carismatica, avvenente e generosa che non esitava a partecipare alle battaglie accanto ai suoi soldati, a cavallo o sul carro. Zenobia era molto colta, parlava aramaico, egiziano, greco e latino e nutriva la sua corte di intellettuali e filosofi. Zenobia voleva l’autonomia dall’Impero Romano e riunire sotto di sé l’Asia Minore e l’Egitto. Riuscì a sottrarre l’Arabia ai Romani con l’aiuto dei Parti. Ma nel 272 a.c. si arrese alla riconquista di Roma Caput Mundi.

Oggi la città di Palmira, la Siria, sono il simbolo di un conflitto che dura dal marzo del 2011, data di una apparente rivolta contro il Presidente Bashar Assad, sino a quel momento elogiato rappresentante di uno Stato sicuro e laico, una sorta di cuscinetto di sicurezza delle porte del caldo medio Oriente.

La Siria oggi è diventata il terreno di uno scontro internazionale, al confine tra il terrorismo e il potere economico degli attori della neo guerra fredda.

Una guerra civile camuffata, svelatasi poi nella scientifica furia Jihadista e nella violenza distruttrice degli uomini di Al Qaeda, che oggi si rivela e si delinea senza più margine di dubbio, una guerra sul campo tra due diverse assi: le monarchie del Golfo, Turchia e gli stessi Stati Uniti a cui si contrappone l’intervento dell’Iran e delle milizie sciite libanesi di Hezbollah a fianco di Assad.

La guerra non risparmia nessuno, colpisce soprattutto i civili, causando quotidianamente stragi e i massacri. I media e la politica internazionale sembravano decisi a destituire il Presidente Assad quando il 30 settembre 2015 la Russia è intervenuta appoggiando le truppe di Damasco. Lo scenario si complica.

Oggi in Siria si combatte una guerra per procura dove le principali potenze coinvolte – regionali e mondiali – usano le persone – l’Umanità di Palmira del XXI simbolo – come delle pedine, involontarie combattenti.

Il numero delle vittime, secondo l’osservatorio siriano, è in continuo aumento: 312.000 morti, 149.000 civili, 16.000 bambini e migliaia di profughi. Numeri destinati ad aumentare ogni giorno che passa.

I profughi di passaggio, l’Umanità in transito – The Passengers – divelti nella loro quotidianità, inconsapevoli guardiani delle testimonianze di un passato glorioso, scudi umani di siti archeologici che fanno rabbrividire la comunità internazionale, sono costretti a scappare e varcare la Porta – The Door –  ad abbandonare tutto, infilarsi nel buio di un futuro sconosciuto e saltare nel vuoto – The Jump – del Mare Internum Nostrum.